Chironomidi, Giambartolomei chiede ingresso al tavolo tecnico Fdi

Trasimeno, confronto in Regione su metodo e strategie operative

L’emergenza legata alla presenza dei chironomidi nel lago Trasimeno è tornata al centro del dibattito istituzionale durante i lavori del Consiglio regionale dell’Umbria. A intervenire è stato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Giambartolomei, che ha replicato alla risposta fornita dall’assessore regionale Simona Meloni, sostenendo la necessità di applicare in maniera rigorosa il protocollo scientifico già sviluppato negli anni per il contenimento dell’insetto.

Secondo il consigliere regionale, non sarebbe sufficiente mettere in campo interventi di contrasto, ma sarebbe indispensabile rispettare modalità operative e tempistiche precise affinché le azioni risultino realmente efficaci.

Confronto con gli operatori del territorio

Al termine della seduta dell’Assemblea legislativa si è svolto anche un incontro tra l’assessore Simona Meloni e una quindicina di commercianti e operatori economici dell’area del Trasimeno, presenti a Palazzo Cesaroni per seguire la discussione sull’emergenza.

Nel corso del confronto, Matteo Giambartolomei ha avanzato la richiesta di poter partecipare al tavolo tecnico regionale dedicato alla gestione del fenomeno dei chironomidi, evidenziando come fino a questo momento la minoranza non fosse stata coinvolta nei lavori.

L’assessore, secondo quanto riferito dal consigliere, avrebbe accolto la richiesta, impegnandosi a consentirne la partecipazione ai prossimi incontri tecnici. Sarebbe inoltre previsto un ulteriore confronto con il preside della Facoltà di Biologia e con il magnifico rettore dell’Università degli Studi di Perugia, finalizzato ad approfondire gli aspetti scientifici della problematica e ad analizzare le possibili strategie di intervento.

Il richiamo al protocollo scientifico

Nel proprio intervento, Giambartolomei ha ribadito che il sistema di contenimento elaborato negli anni dall’Università degli Studi di Perugia si basa su criteri scientifici ben definiti.

Il consigliere ha ricordato che il Bacillus thuringiensis israelensis produce effetti efficaci soltanto se distribuito durante una precisa fase del ciclo larvale dei chironomidi, individuata attraverso i campionamenti effettuati dai ricercatori universitari.

La tempistica degli interventi, secondo quanto sostenuto, rappresenterebbe quindi un elemento decisivo. Le operazioni dovrebbero essere concentrate prevalentemente nei mesi di luglio e agosto, intervenendo soprattutto nelle aree meno profonde del lago, caratterizzate da acque basse, più calde e stagnanti, condizioni che favoriscono lo sviluppo e la successiva proliferazione delle larve.

Le aree più difficili da raggiungere

Nel corso della ricostruzione, il consigliere regionale ha richiamato anche il ruolo dell’hovercraft acquistato proprio per consentire gli interventi nelle porzioni del lago non facilmente accessibili con le normali imbarcazioni.

Secondo Giambartolomei, tali zone rappresentano gli ambienti più favorevoli allo sviluppo dei chironomidi e richiedono pertanto operazioni mirate, effettuate con mezzi adeguati e seguendo le indicazioni fornite dalle analisi scientifiche.

A suo giudizio, il permanere del problema sarebbe riconducibile non all’inefficacia del metodo sviluppato negli anni, ma alla mancata applicazione del protocollo nelle modalità previste.

Il ruolo dell’Università degli Studi di Perugia

Nel suo intervento il consigliere ha inoltre richiamato il lavoro svolto dall’Università degli Studi di Perugia, ritenendolo un patrimonio scientifico che dovrebbe continuare a rappresentare il riferimento per le attività di contenimento.

Il sistema basato sull’utilizzo combinato del Bacillus thuringiensis israelensis e delle Tofolamp, ha ricordato, sarebbe il risultato di un percorso di ricerca durato tre anni, sostenuto attraverso due dottorati finanziati, investimenti pubblici e numerose pubblicazioni scientifiche che ne avrebbero documentato l’efficacia.

Sempre secondo quanto illustrato dal consigliere regionale, il modello sviluppato sulle acque del Trasimeno sarebbe stato successivamente adottato anche in altri laghi europei.

La richiesta di un cambio di passo

Nella parte conclusiva del suo intervento, Matteo Giambartolomei ha espresso la convinzione che il patrimonio di conoscenze maturato negli anni non venga oggi valorizzato in maniera adeguata.

Il consigliere ha osservato come le Tofolamp, indicate come parte integrante del sistema di contenimento, siano ormai quasi completamente scomparse dal lago e ha sostenuto che il metodo validato dalla comunità scientifica sia stato progressivamente accantonato.

Per questo motivo ha ribadito la necessità di un cambio di impostazione, chiedendo che le future decisioni siano fondate sulle evidenze scientifiche emerse dalle ricerche universitarie e che gli interventi vengano programmati rispettando il protocollo sviluppato dagli studiosi, con l’obiettivo di affrontare in maniera più efficace l’emergenza dei chironomidi nel lago Trasimeno.

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