La ferma protesta dei rappresentanti in provincia di Perugia
Perugia, 8 luglio 2026 – Il dibattito politico intorno alla tutela e alla salvaguardia del Lago Trasimeno si arricchisce di un nuovo capitolo polemico. I rappresentanti locali di Fratelli d’Italia hanno espresso una posizione di netta condanna rispetto alle modalità storiche e attuali di gestione dello specchio d’acqua umbro. Attraverso una nota congiunta, Alessandro Moio, presidente provinciale del partito a Perugia e consigliere nel comune di Passignano sul Trasimeno, insieme a Jacopo Barbarito, capogruppo dello stesso schieramento in Consiglio provinciale, hanno tracciato un bilancio critico parlando apertamente di due decenni caratterizzati da una profonda carenza di pianificazione e da fenomeni di incuria. Secondo gli esponenti politici, le conseguenze di questa prolungata assenza di una visione strategica ricadono oggi in modo diretto e penalizzante sull’intera comunità locale, colpendo in particolar modo i residenti, il tessuto imprenditoriale e il comparto ricettivo legato ai flussi turistici.
L’innesco della contestazione è scaturito dalla recente risonanza mediatica nazionale derivante da alcuni servizi giornalistici trasmessi dal TG5. Le immagini andate in onda hanno mostrato le attuali condizioni di sofferenza in cui versa il bacino idrico, portando all’attenzione del pubblico la temporanea interruzione dei servizi ordinari di collegamento navale verso l’Isola Polvese. Per la delegazione di Fratelli d’Italia, questi riscontri non devono essere considerati come un attacco al territorio da parte di chi esercita il diritto di cronaca, bensì come il chiaro segnale di un’emergenza che si trascina da troppo tempo senza risposte strutturali. I rappresentanti del partito evidenziano come non sia più tollerabile affrontare le problematiche del lago ricorrendo unicamente a interventi tampone di natura provvisoria, ritenendo invece indispensabile l’adozione immediata di piani permanenti e la definizione di una governance interamente dedicata alla cura del bacino.
Un capitolo centrale della critica mossa da Alessandro Moio riguarda la proliferazione dei chironomidi, un fenomeno biologico che ciclicamente interessa le sponde lacustri durante la stagione calda, creando notevoli disagi alle attività commerciali e alla vivibilità delle aree costiere. Il rappresentante del partito di maggioranza relativa ha evidenziato come la massiccia presenza di questi insetti non possa essere catalogata come un evento improvviso o imprevedibile, in quanto ampiamente documentato dalla letteratura ambientale del luogo. Nel corso degli anni passati, la gestione dei monitoraggi e i successivi piani di disinfestazione larvicida basati su metodi biologici venivano eseguiti in modo sistematico grazie alla diretta collaborazione scientifica dell’Università degli Studi di Perugia.
Alla luce della situazione attuale, Fratelli d’Italia ha formulato una richiesta formale indirizzata alla Giunta regionale dell’Umbria per fare piena luce sulle azioni concrete messe in campo nel corso degli ultimi mesi. La richiesta punta a verificare quali tipologie di interventi preventivi siano state realmente predisposte, l’esatto ammontare delle risorse economiche investite per contrastare il fenomeno e l’efficacia dei risultati conseguiti sul campo. Al fine di superare la logica dell’emergenza estiva estemporanea, la proposta del partito prevede la costituzione immediata di un gruppo di lavoro permanente. Questa unità operativa speciale dovrebbe vedere il coinvolgimento sinergico e coordinato della Regione Umbria, dei singoli Comuni del comprensorio, della Provincia di Perugia, dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, dell’Azienda sanitaria locale e del mondo universitario, con l’obiettivo primario di pianificare ogni singola operazione prima che le criticità si manifestino in modo acuto sul territorio.
Sul fronte prettamente legato ai livelli idrometrici dello specchio d’acqua, la nota dei rappresentanti di Fratelli d’Italia si sofferma sull’andamento delle opere infrastrutturali destinate all’approvvigionamento del bacino. Alessandro Moio ha ricordato come l’iter amministrativo e progettuale volto all’adduzione delle risorse idriche provenienti dalla diga di Montedoglio sia stato concretamente avviato nel corso della passata legislatura sotto la guida di una giunta regionale di centrodestra. Quel percorso aveva visto l’attivazione di canali istituzionali diretti con la struttura del Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica.
Nonostante l’avvio delle procedure, lo scenario contemporaneo impone secondo il partito una decisa accelerazione dei passaggi tecnici e burocratici ancora mancanti. Gli esponenti politici sollecitano la pubblicazione immediata di un cronoprogramma ufficiale che indichi con scadenze certe e trasparenti i tempi di realizzazione delle opere di collegamento. Pur riconoscendo l’importanza strategica dell’apporto idrico derivante dall’invaso di Montedoglio, Fratelli d’Italia rimarca come tale opera rappresenti soltanto un tassello all’interno di un quadro più ampio. L’adduzione esterna deve infatti integrarsi in una visione d’insieme flessibile e globale per la salvaguardia complessiva delle risorse idriche dell’intera area lacustre.
Un ulteriore elemento di forte preoccupazione è stato sollevato da Jacopo Barbarito in merito alla continuità dei servizi di navigazione interna. Il capogruppo provinciale giudica in termini critici il blocco dei collegamenti di linea regolari verso l’Isola Polvese avvenuto proprio in concomitanza con l’avvio della stagione turistica. Sebbene sia stato predisposto un servizio di navigazione sostitutivo per tamponare il disservizio, l’esponente politico sottolinea come tale soluzione transitoria non sia sufficiente a sanare il danno d’immagine subìto dall’area del Trasimeno a livello nazionale. La proposta del partito si concentra da tempo sulla necessità di avviare un piano straordinario di ammodernamento della flotta pubblica. L’obiettivo è l’introduzione di natanti moderni caratterizzati da un pescaggio ridotto e da tecnologie a ridotto impatto sull’ecosistema, in grado di navigare in sicurezza anche in presenza di livelli idrici significativamente bassi.
In ultima istanza, la riflessione politica si sposta sull’assetto istituzionale che regola la cura del lago. Attualmente, le competenze amministrative risultano frammentate tra una pluralità di soggetti che include la Regione Umbria, la Provincia di Perugia, l’Unione dei Comuni del Trasimeno, le singole municipalità, le autorità sanitarie, le agenzie di tutela ambientale e le società di gestione dei servizi.
Secondo l’analisi di Fratelli d’Italia, – come riporta il comunicato della Segreteria di FDI – questa situazione polverizzazione delle responsabilità genera una diffusa inefficienza, rendendo complesso individuare i responsabili dei risultati amministrativi. La soluzione auspicata consiste nell’istituzione di un ente tecnico unico dotato di una competenza esclusiva sul Lago Trasimeno. Questa nuova struttura organizzativa dovrebbe disporre di un organico altamente qualificato e di fondi finanziari certi per occuparsi in modo integrato di manutenzione ordinaria, gestione delle acque, servizi di trasporto navale, tutela ecologica e valorizzazione dell’offerta turistica

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