Un borgo da salvare: castello fermo, chiesa a rischio e comunità isolata
di Cenusa Alexandru Rares
Nel cuore verde d’Italia c’è un altro piccolo cuore verde che torreggia sul mare verde dell’Umbria. Siamo a Cibottola, 20 km da Perugia. Situato sulla collina sopra l’abitato di Pietrafitta, il piccolo borgo di Cibottola domina la campagna umbra, con vista su tutta Perugia, sui monti del Trasimeno, sul Monte Amiata, sul Subasio, sul Vettore, fino ai monti della Laga, il Cucco, il Catria, il Terminillo e fino al Gran Sasso. Questo panorama più unico che raro è ammirabile grazie all’elevazione di 500 metri sul livello del mare. La sua posizione strategica per secoli è stata molto ambita. IL borgo risale infatti al medioevo, e più precisamente alla fine del 1300, è ciò ha determinato una storia abitativa continuativa e viva. Storicamente, nonostante la propria geografia caratterizzata da tante case sparse, da secoli esiste un centro dominato dal Castello di Cibottola, cuore pulsante del piccolo borgo. Questo Castello, circondato dalla cinta muraria che pullulava di vita attiva, si è gradualmente spopolato, come parimenti è accaduto a molti altri piccoli borghi dell’Umbria.
Fin qui nulla di diverso infatti da tante altre piccole e grandi vicende dei borghi umbri, se non fosse che mentre per quasi tutti il trend di abbandono si è invertito a favore di una rivalutazione profonda con una conseguente riqualificazione, conversione e ripopolamento, ciò non è accaduto per Cibottola. Al contrario il cuore del borgo, l’omonimo castello si presenta tutto diroccato malgrado sia stato acquistato da un privato che avrebbe inteso portarne avanti il ripristino con i fondi Sisma messi a disposizione da tempo. Purtroppo i progressi parrebbero essere scarsi, tendenti al nulli. Il castello si presenta inagibile, delimitato da transenne e cancellate che ne impediscono l’accesso per motivi di sicurezza, ma senza che nel contempo sia osservabile alcuna tangibile traccia di qualsivoglia attività lavorativa di ripristino o anche solo propedeutica all’inizio di suddette attività. Per contro risulta ancora accessibile la piccola chiesetta adiacente il castello. Anch’essa costruita nel 1400, contornata da un piccolo gruppo di altri immobili tutto intorno si presenta anch’essa con inequivocabili segni del tempo e dell’incuria. La facciata principale solcata una vasta e profonda crepa lascia pochi dubbi sul destino che attende a breve questa testimonianza storica di inestimabile valore se non si provvederà celermente a porvi rimedio. Le mura secolari necessitano di una profonda ristrutturazione prima che sia troppo tardi. I pochi residenti che sono rimasti hanno fatto di tutto per conservare le tradizioni, per mantenere, custodire e preservare i luoghi per loro importanti e di grande significato storico per tutta la zona, ma fondamentalmente fin ora sono rimasti da soli in questa battaglia di civiltà.
Unica nota positiva del luogo una torre campanaria, che domina la valle, ristrutturata dal Comune di Piegaro che ne è proprietario, ma che è diventata impraticabile perché il privato proprietario del castello, in qualità di proprietario anche del terreno che la circonda, e che ne permette l’accesso, ha fatto da tempo sapere di non voler concedere alcun permesso di attraversamento delle proprie pertinenze. In pratica un monumento di proprietà di un ente pubblico, facente parte di un complesso di valore storico riconosciuto quale patrimonio nazionale, e soprattutto ristrutturata con fondi pubblici risulta inaccessibile alla cittadinanza.
Il circolo Arci San Bartolomeo, che ha preservato la ex scuola elementare del luogo, ubicata a ridosso del castello, nella quale è sorto lo stesso circolo, fa sapere che “da anni si impegna con il presidente, i volontari e tutti i collaboratori stagionali, a promuovere iniziative sia culturali che gastronomiche per far si che i cittadini del posto e delle frazioni vicine non dimentichino i fasti e la bellezza del sito. Il circolo si è fatto promotore di tantissime iniziative, impegnando oltre le comunità locali nel progetto di ristrutturazione del borgo, anche altri soggetti come la curia di Perugia ed il Comune di Piegaro, raccogliendo fondi ed aiutando la Curia di Perugia ad alienare alcuni beni come terreni e immobili di proprietà della Chiesa negli anni 2012-2013”. I suddetti capitali risulterebbero altresì a tutt’oggi non utilizzati, e stazionati dalla Curia Perugina. “I cittadini sono Speranzosi che le promesse del vescovo di Perugia Monsignor Ivan Maffeis, in visita nei luoghi di interesse, su invito del sindaco di Piegaro nell’anno 2025, siano mantenute” – precisa il circolo Arci San Bartolomeo.

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