I lavori dei bambini per “Cultura che nutre” a Città della Pieve

città della pieve

Si è chiuso oggi il progetto “Cultura che nutre” promosso dal Gal Trasimeno Orvietano, con la presentazione dei lavori dei bambini delle nove scuole primarie del territorio presso la Sala Sant’Agostino a Città della Pieve. Presenti all’incontro, oltre ai ragazzi che sono stati entusiasti nel presentare i lavori svolti e raccontare tutto il processo di elaborazione, la direttrice del Gal Francesca Caproni, la coordinatrice dei lavori Cristiana Sarchioni, la consulente nutrizionista Letizia Michele e la presidente dell’Ecomuseo del paesaggio orvietano, nonché insegnante di una delle classi Maura Gibilini. «L’obiettivo del nostro progetto – sottolinea la direttrice Francesca Caproni – è quello di far conoscere ai ragazzi quello che sono le nostre eccellenze territoriali, far loro capire e osservare da un altro punto di vista il prodotto locale. In particolare quest’anno abbiamo puntato ad uno scambio generazionale, con le interviste ai genitori e ai nonni, perché capiscano che il territorio e la cultura non sono altro che un vero e proprio patrimonio». Il tema del progetto era quello dell’alimentazione, o meglio della corretta educazione alimentare. «La costruzione delle mappe – afferma Maura Gibilini – è stata un’esperienza formativa per i ragazzi ma anche per noi adulti, insegnanti, coordinatori, genitori, perché la partecipazione attiva ad un progetto fa sì che si comprenda meglio il significato. Solo facendo le cose si impara » Le mappe di comunità sono il risultato di tre differenti fasi di lavoro, cominciato in classe con la lettura di opuscoli sull’educazione alimentare. I bambini hanno poi portato a casa gli insegnamenti appresi costruendo una piccola piramide alimentare con tutti gli alimenti buoni e cattivi per la salute, osservando la propria alimentazione per una settimana. Da qui il confronto con l’alimentazione e le abitudini dei nonni e dei genitori da piccoli.
«Ogni istituto ha sviluppato tematiche proprie – conclude Cristiana Sarchioni – a testimoniare che anche in comunità vicine territorialmente ci sono delle differenze nella cultura alimentare. Questo è un segno n netto contrasto con la globalizzazione che prende forza oggi e che ci vuole tutti uguali.» I lavori dei bambini sono un’esplosione di creatività. Si va dal teatro in stile giapponese kamishibai dei bambini di Monteleone, che narrano la storia di una fantomatica Pera Papera che si trasformerà poi in Perentola per giudicare il vincitore tra gnocchi da supermercato e umbrichelli fatti a mano, alla filastrocca dal diario di bordo dei bambini di Tavernelle, passando per l’orto vero e proprio curato dai bambini di San Venanzo, fino alle mappe con tanto di ricette locali, proverbi e abitudini dei bambini di Tuoro, Passignano, Allerona, Castel Giorgio e Panicale. Tutto questo a sottolineare l’importanza della memoria alimentare storica e della territorialità come fondamento nella formazione degli adulti di domani. Il progetto “Cultura che nutre” vede per il momento la sua conclusione con questa terza edizione, ma c’è tutta l’intenzione, sia da parte del Gal che si fa promotore e coordinatore, sia da parte degli insegnanti, di proporlo anche per i prossimi anni.

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