A Piegaro un immobile restaurato resta chiuso e inutilizzato

A Piegaro un immobile restaurato resta chiuso e inutilizzato

Centro sociale Piegaro: le promesse tradite di un polo vuoto 

PIEGARO, 30 gennaio 2026 – Le luci si sono spente troppo in fretta sull’immobile di via Po della Fratta 12. Quello che doveva rappresentare il fiore all’occhiello del welfare locale, un moderno Centro sociale Piegaro destinato a rivoluzionare il sostegno alle fasce deboli, è oggi un guscio vuoto, un monumento allo spreco di tempo e risorse. A sollevare il velo su una situazione di stallo che appare ormai insostenibile è Mauro Brilli, coordinatore territoriale di Umbria Civica, che attraverso una nota ufficiale mette a nudo il paradosso di una struttura inaugurata ma rimasta sbarrata al pubblico.

Il cronoprogramma delle celebrazioni istituzionali aveva fissato al 2 dicembre 2024 il momento della rinascita per l’edificio, ristrutturato grazie ai corposi finanziamenti del PSR Umbria 2014-2020. In quell’occasione, l’amministrazione aveva dipinto un futuro radioso per la comunità, promettendo la nascita di una banca del tempo per la terza età, un centro ludico e, soprattutto, una comunità educativa per minori tra i 6 e gli 11 anni. Tuttavia, a distanza di mesi da quella sfilata di autorità e proclami, la realtà restituisce un’immagine ben diversa: portoni chiusi e nessun operatore all’orizzonte. Secondo Brilli, l’efficacia di un investimento pubblico non si misura con la visibilità di un’inaugurazione, ma con la capacità di trasformare i mattoni in servizi tangibili per i cittadini.

Il cuore della critica mossa da Umbria Civica risiede nella totale mancanza di pianificazione successiva al collaudo dei lavori. Nonostante le aspettative alimentate tra le famiglie residenti a Piegaro, ad oggi non risulterebbe avviata alcuna procedura chiara per l’assegnazione della gestione, né sarebbe stato definito un piano operativo per far partire le attività annunciate. Questo vuoto gestionale impedisce di fatto a bambini e anziani di usufruire di spazi che sono stati pagati con il denaro della collettività. Brilli sottolinea come non si tratti di una mera critica politica, ma di una richiesta di trasparenza necessaria verso un territorio che attende risposte su temi delicati come l’assistenza e l’educazione.

La pressione si sposta ora verso i vertici del Comune, in particolare verso il Vice-Sindaco e l’Assessore alle Politiche Sociali. La cittadinanza esige di conoscere lo stato dell’arte relativo al bando per la comunità educativa e le tempistiche reali per la piena operatività della struttura. È necessario che l’amministrazione esca dall’ambiguità comunicativa, fornendo date certe e individuando i soggetti che dovranno farsi carico della conduzione del centro. Il rischio, conclude la nota di Brilli, è che l’entusiasmo iniziale si trasformi in rassegnazione, lasciando il comune con una “scatola vuota” che non produce alcun valore sociale, tradendo lo spirito stesso dei fondi europei utilizzati per il recupero architettonico.

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