Pietrafitta, polo energetico dell’Umbria con l’idrogeno verde

Pietrafitta, polo energetico dell'Umbria con l’idrogeno verde

Pietrafitta, polo energetico dell’Umbria con l’idrogeno verde

Creare a Pietrafitta un polo energetico dell’idrogeno verde da biomasse, portando nuova e buona occupazione sul territorio e candidando così l’Umbria a divenire “un laboratorio sperimentale per rivedere le politiche energetiche di questo paese”.
È questa in estrema sintesi la proposta lanciata oggi dalla Filctem Cgil di Perugia nel corso dell’iniziativa “Pietrafitta polo energetico dell’Umbria” che si è svolta presso il museo paleontologico, proprio a pochi passi dalla centrale Enel situata nel comune di Piegaro. Un’iniziativa che ha messo intorno ad un tavolo i sindaci del territorio, Roberto Ferricelli (Piegaro) e Giulio Cherubini (Panicale), l’Università, con il professor Franco Cotana del dipartimento di Ingegneria, il responsabile della centrale Enel, Paolo Tartaglia, il deputato umbro Walter Verini, e i rappresentanti di Filctem e Cgil, territoriali e nazionali, Euro Angeli, Andrea Lovisetto, Simone Pampanelli, Gianni Fiorucci e Walter Schiavella.
“Su questo territorio abbiamo Enel, una delle multinazionali dell’energia più grandi al mondo – ha osservato nella sua relazione il segretario della Filctem di Perugia, Euro Angeli – che avrebbe la possibilità di avviare un progetto innovativo verso questa direzione, mettendo a disposizione il suo know-how per la produzione, distribuzione e uso dell’idrogeno green, che potrebbe essere prodotto nei lotti limitrofi alla centrale con la coltivazione dei boschi della regione e l’utilizzo dell’impianto progettato dal centro ricerche sulle biomasse dell’Università di Perugia”.
Un progetto che terrebbe insieme l’abbattimento di emissione della CO2, con la messa a filiera di produttori di biomasse, costruttori di impianti per la produzione di idrogeno verde, produttori e consumatori di idrogeno, creando occupazione per le giovani generazioni del territorio e aumentando la competitività del tessuto produttivo industriale, con l’abbattimento dei costi energetici.
“Il polo di Pietrafitta gode di un duplice vantaggio – ha spiegato il professor Cotana – da una parte qui ci sono le grandi reti di trasporto dell’energia ad alta tensione, dall’altra c’è la presenza di una catena di boschi che vanno da Amelia fino a Castiglione del Lago ed oltre, e quindi di un’importantissima risorsa, il legno, che deve essere coltivato e utilizzato con ciclo rotativo trentennale per avere sia materiale da opera (costruzione ed imballaggi) che energia da trasformare in idrogeno verde a costi relativamente bassi. Per questo io vedo un futuro importante per il polo energetico di Pietrafitta, non solo con il fotovoltaico, ma anche con un’attività di produzione di idrogeno che potrebbe arrivare a 12mila tonnellate all’anno con 150mila tonnellate di legno, che vorrebbe dire sostituire 45 milioni di metri cubi di gas metano con energia rinnovabile”.
“La sfida al cambiamento climatico e alla crisi energetica è una sfida globale che ha però forti connessioni con il livello locale – ha detto nelle sue conclusioni Walter Schiavella, coordinatore dell’area politiche industriali e reti della Cgil nazionale – per questo il progetto di cui abbiamo parlato stamattina parla in realtà a tutto il Paese. Quella di cui sentiamo il bisogno e che fino ad oggi è mancata è proprio la capacità di programmazione di medio e lungo periodo che è essenziale per le politiche energetiche, tanto più in questa crisi accentuata dalla guerra in Ucraina. Il nostro Paese oggettivamente fatica a gestire una transizione energetica socialmente sostenibile, e allora è compito delle parti sociali, insieme ai grandi player energetici nazionali e alle istituzioni locali, costruire progetti come questo che seguiremo con attenzione come Cgil nazionale, sperando che possa diventare una buona pratica riproducibile anche in altri territori”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*