Giorno della Memoria al Caporali di Castiglione: domani il documentario “1938 diversi”

Martedì 29 un pomeriggio con la Primaria di Pozzuolo

Il Giorno della Memoria 2019 a Castiglione del Lago vede protagonista, come di tradizione, il Cinema Teatro Cesare Caporali con due giornate molto significative. Si inizia giovedì 24 alle ore 21 con la proiezione del documentario di Giorgio Treves e Roberto Levi, prodotto nel 2018, dal titolo “1938 diversi” con protagonista l’intenso Roberto Herlitzka: è la storia di quello che accadde in Italia in seguito all’attuazione delle sciagurate leggi razziali. Il documentario, della durata di 62 minuti, sarà introdotto dal prof.ssa Alba Cavicchi, della sezione didattica dell’Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea.

Sanzioni, obblighi, espulsioni, umiliazioni, privazioni, fino all’internamento e alla deportazione. L’Italia non fu seconda a nessuno per la meticolosità e la durezza delle misure imposte agli ebrei. Il 14 luglio 1938, “Il Giornale d’Italia” pubblicava il “Manifesto della Razza“, redatto e firmato da sedicenti scienziati italiani che stabiliva inconfutabilmente la suddivisione dell’umanità in razze, l’esistenza di una razza italiana pura e la non appartenenza degli ebrei alla razza italica. In dieci punti travestiti da scienza, l’Italia si proclamava “francamente razzista” e apriva ufficialmente la campagna d’odio antisemita, propagando una sintomatologia virale che dalla discriminazione sarebbe diventata caccia all’ebreo da spedire nei campi di sterminio nazisti. Attraverso interventi e testimonianze, letture e documenti, Giorgio Treves ricostruisce il contesto, la genesi e la natura della legislazione antiebraica dalla sua fase di avvio, alla confluenza tra razzismo coloniale e antisemita, fino ai tardivi risarcimenti da parte della Repubblica. I filmati d’epoca scorrono e mostrano come in Italia il fascismo si sia sempre collocato e strutturato in una strumentale continuità storica della stirpe romano-italica, di cui rappresenta l’approdo evolutivo e di cui la matrice cattolica ha costituito il formidabile collante da cui l’ebreo restava alieno, minaccia per la società italiana che ‘a ragione’ lo rigettava come corpo estraneo, straniero. Risalendo il tempo, ripercorrendo le pagine ignobili della nostra storia, la proclamazione dell’Impero in Etiopia e la segregazione della sua popolazione, il regista disegna un profilo di un Paese inedito con cui dobbiamo ancora fare i conti. In una stagione buia, dominata dagli appelli al “prima agli italiani”, da sentimenti nazionalisti e antieuropei, da pulsioni identitarie e xenofobe, da parole d’ordine della destra radicale e da un’onda nera sulla (preoccupante) soglia dell’esecutivo, “1938 diversi” riporta al centro del discorso pubblico un’eredità politica pesante, denunciando quel fascismo eterno, che è titolo di un celebre intervento di Umberto Eco: «Il fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo». Pensare il fascismo come potenzialità eterna è l’unica opzione che abbiamo per salvarci dalla sua eternità storica. Questa è la sfida concettuale che Eco e le immagini di Treves ci invitano ad affrontare.

Guida sensibile alla conoscenza e alla consapevolezza di una delle pagine più tristi della storia del Paese, il documentario offre elementi per riaccendere il dibattito su fascismo e storia d’Italia e su fascismo e nazismo. Per ritornare, ancora e ancora, su una persecuzione che non conobbe tregua fino all’armistizio del 1943 e che ebbe il suo culmine in una e vera e propria “dichiarazione di guerra” da parte del fascismo della Repubblica Sociale Italiana, durante l’occupazione della Wehrmacht. “1938 diversi” sfoglia le pagine grevi e dense dell’antisemitismo in Italia a ottant’anni dalle “leggi della vergogna”. In coincidenza con questo triste anniversario, il documentario di Treves esprime il desiderio di estirpare tutte le radici della discriminazione, di consolidare prove, di approfondire le vicende dell’ebraismo italiano fra le due guerre mondiali che continuano ad essere ignorate o fraintese nella cultura italiana, storiografia compresa.

Martedì 29 gennaio appuntamento pomeridiano con ingresso gratuito per i più giovani e le loro famiglie. Alle 18, sempre al Caporali di Castiglione del Lago, “Canti e poesie per non dimenticare” a cura della Direzione Didattica “Franco Rasetti” con protagonisti gli alunni della Primaria di Pozzuolo Umbro. A seguire verrà proiettato il cartone animato “La stella di Andra e Tati”, prodotto dalla Rai e presentato lo scorso 5 settembre in occasione dell’80° anniversario della firma delle leggi razziali in Italia. “La stella di Andra e Tati” è un film di animazione sulla storia vera di due bambine italiane scampate a Auschwitz, diretto da Rosalba Vitellaro e Alessandro Belli, con i disegni di Annalisa Corsi. Le piccole Andra e Tati (Alessandra e Tatiana) Bucci, ebree italiane di Fiume, avevano 6 e 4 anni quando il 29 marzo 1944 vennero deportate ad Auschwitz insieme a madre, nonna, zia e cuginetto. Un viaggio lungo quasi mille chilometri in treno, a bordo del convoglio numero 25T. Arrivarono ad Auschwitz il 4 aprile.
«Appena arrivate al campo – ricorda Tati – ci fecero indossare vestiti grandi e sporchi. Poi ci marchiarono con il numero che ancora oggi portiamo sul braccio. E che non abbiamo mai voluto cancellare». L’incoscienza dell’età e la simpatia di una guardiana del blocco del lager furono gli elementi determinanti per la loro salvezza; un destino rarissimo che ci consente ancora oggi di ascoltare la loro voce e i loro ricordi. Ad Auschwitz, su oltre duecentomila bambini deportati, poco meno di cinquanta sopravvissero. Andra e Tati furono liberate il 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa, nella loro avanzata, aprirono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Il 27 gennaio è diventato, dal 2001 in Italia e dal 2005 in tutto il mondo, il Giorno della Memoria della Shoah. Con la liberazione di Auschwitz, Andra e Tati, senza documenti, lontane dai loro familiari, vennero portate prima a Praga, poi un anno dopo trasferite in Inghilterra. Nell’Europa che si riprendeva dalla guerra ci vollero quasi due anni prima che potessero essere ricongiunte con i loro genitori. Oggi Andra e Tati vivono tra Padova, gli Stati Uniti, dove abitano le figlie, e Bruxelles, dove vive Tatiana. Ma tanti mesi li passano con i ragazzi di tutta Italia, perché «l’Olocausto è una pagina del libro dell’umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria», come scriveva Primo Levi. «Abbiamo avuto il coraggio di tornare ad Auschwitz solo nel 2005. E poi ci siamo venute sempre, anche più volte all’anno – ha detto Tati che promette -: finché le forze ce lo permetteranno, continueremo a tornare».

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